mercoledì 26 gennaio 2011

TANREN UCHI

Con il nuovo anno, nel nostro Dojo è finalmente arrivato uno strumento interessante ed utilissimo: il "cavalletto" da allenamento.


In Giapponese si parla di Tanren Uchi, vediamo di capire di cosa si tratta con l'aiuto di un semplice dizionario:

TAN , forgiare, esercitare,  fortificare 

REN , lustrare, plasmare, raffinare,

UCHI 打ち Uchi , battere, picchiare, colpire

Tanren Uchi è quindi una modalità di allenamento, che si basa sulla ripetizione di colpi portati ad un bersaglio (in questo caso con armi), con lo scopo di fortificare, forgiare, raffinare, la forma del praticante, sia nel corpo che nello spirito.
È quindi ben di più che il semplice colpire con violenza e senza controllo un bersaglio.
Ogni colpo va portato con precisione prima ancora che con potenza, nel pieno e completo controllo del corpo, della postura e del respiro.
Come ci ricorda il M°Tada in un'intervista che in questo Blog abbiamo già citato:

"Naturalmente è bene non usare troppa potenza. Basta tenere morbidamente in mano un bokken, o anche un semplice bastone di legno fresco, e stringere con mignolo ed anulare al momento dell’impatto. La velocità e la capacità di stringere le dita appropriatamente verranno così sviluppate in modo naturale."

Quanto all'utilità di quest'allenamento ed anche alla sua ideale durata, è ancora Tada Sensei che ci viene incontro con opportune spiegazioni:

"Quando avevo tra i venti e i trent’anni, mi alzavo alle 5.30 ogni mattina e correvo per quindici chilometri. Una volta finito andavo a casa e mi allenavo a colpire un fascio di legna con un bokken (spada di legno). A quel tempo le case a Jiyugaoka erano molto più lontane tra loro, così potevo fare tutto il rumore che volevo. Mi allenavo usando il sistema dello Jigen-ryu, che avevo imparato da O-Sensei ad Iwama. Si narra che in antichità i guerrieri del dominio di Satsuma (a Kyushu) colpivano un fascio di legname diecimila volte al giorno, ma io riuscivo solo ad arrivare al massimo a cinquecento. All’inizio perdevo sensibilità alle mani, ma dopo un po’ potevo colpire un grosso albero senza problemi. Ho allenato i miei studenti delle Università di Waseda e Gakushuin in questo modo. Lo trovo uno dei migliori metodi di allenamento in aikido."

Per concludere, l'esempio più eccellente: come O-Sensei lo mise in scena nel celebre video "Il Fondatore dell'Aikido".

4 commenti:

Genko ha detto...

Bene! E' arrivato il momento delle sfide... io colpisco il " nuovo arrivato " in coppia ad oltranza...chi dura di + !! Sè al Maestro piace l'idea , perchè no ? Seduto sulla sponda del fiume...attendo lo sfidante!!

Anonimo ha detto...

Mi sa che dobbiamo aspettare un altro "nuovo arrivato"...magari più tosto....il primo ha iniziato bene ma poi, ha dato forfait! Il Maestro l'ha messo subito alla prova colpendolo ai fianchi senza dargli tregua e mentre il povero arrivato si dimenava, lui continuava a ripetergli "ancora uno lo puoi resistere! L’energia è infinita!" Dopo quell’ uno, il nuovo arrivato, che era entrato con una gamba, è andato via su due!

Anonimo ha detto...

E' ritornato, senza farsi attendere troppo, più forte di prima e soprattutto... intero! Ci ha sfidati e sorridendo, fra sé e sé, ripeteva, ad ogni nostro duro colpo, "mi piego ma non mi spezzo!" In realtà non si è neanche piegato perché ha il Ki nell'anima e questo grazie al suo creatore, Lorenzo, a cui va il nostro plauso e la nostra lode! Domo arigato gozaimashita!

lollorod ha detto...

;))